mercoledì 30 dicembre 2009

Più in là, per di qua.

Arriva il nuovo anno. Si spalanca da solo davanti ai miei occhi che già non lo guardano. Perchè hanno timore, paura.

Nell'anno che verrà...
...starò molto attenta: attenta a non vacillare sotto il peso degli impegni, attenta a non soffrire per persone a cui non vale la pena dedicare una buona dose della mia attenzione, attenta a sapermi rialzare se, dopo aver vacillato, sarò caduta ai piedi di me stessa.
...continuerò ad essere me e soltanto me secondo la tradizione, come mi autoqualifico nei secoli dei secoli. Amen.

...porterò a termine i miei obiettivi, scegliendoli con cura e perizia.

...imparerò ancor di più ad apprezzare quel che ho e, soprattutto, chi sono.

...chiuderò gli occhi, li fodererò con le mani, quando sentirò sanguinare una piccola ferita dentro me e lascerò scorrere via le lacrime quando ne avrò bisogno, senza vergognarmene.

...continuerò a guardare, in silenzio, il mio mondo attorno.

Sarò io, come sono sempre stata. Nè cambierò, nè rimarrò. Ma evolverò, sempre e comunque, verso me stessa. Colei che deve ancora essere.

mercoledì 23 dicembre 2009

mercoledì 2 dicembre 2009

Pensées

Non so cosa pensare sull'onestà (probabile) di (probabili) amici.
Ci rifletto su, poi sbuffo e cambio pensiero.
Sarà mai una (possibile) realtà l'esser certi dell'onestà (possibile) delle persone?
Poi sbuffo e cambio domanda.
Sì, certo che sì.
Poi sbuffo e cambio risposta.

venerdì 27 novembre 2009

Vorrei semplicemente scomparire. Puff.
Dissolvermi nell'aria, nescondermi nella sua trasparenza.
Via. Di fretta.
Perchè sento di non riuscir più ad apparire. Apparire come essere se stessi. Apparire come esistere in libertà.
Via. Di fretta.
Perchè un volo mi aspetta, ma non so cogliere il salto. Il momento giusto per fare boom.
E non resta che fare puff.

lunedì 9 novembre 2009

Saper ricavarne sempre qualcosa.

Ho scoperto una nuova formula.
Risultato: meno pensieri.

sabato 3 ottobre 2009

Stelle spente.

Mai quanto ora ho bisogno di un viso. E mi rifiuto di ricadere nella trappola della “falsità da emergenza”. Che senso ha scottarsi, piangere su una spalla amica e poi accorgersi, a ferita sana, che in realtà quella spalla è solo una banale e dolorosa parvenza?

Mai quanto ora vorrei stringere una mano. Per guardare gli occhi sereni di chi sa riconoscere le mie lacrime ancora senza ossigeno.

Mai quanto ora vorrei chinare la testa per amare nella certezza del silenzio. Poter sentire la propria fiducia come un buon investimento è troppo, per me.

Mai quanto ora abbandonerei i pensieri nel cestino. Click, tasto sinistro, Svuota cestino. Ok.

Mai quanto ora vorrei esser certa di me stessa. Poter dirmi sì senza timore.

Sono le 23:30 di un qualsiasi giorno della settimana, perché io, ora, sono un qualsiasi frangente di essere, sono solo un qualsiasi viso.


PS: Avevo scritto queste righe qualche mese fa. Le ho ritrovate, e rileggendole respiro aria di un leggero cambiamento. Una piccola evoluzione. L'unica: riesco a dirmi sì senza timore.
Il resto aspetta nuove certezze.
Ogni stella dovrà splendere, prima o poi.

lunedì 21 settembre 2009

Qualcosa di più. (Neffa)

Dimmi quando finirà
l'illusione che ora vuoi
so che tu lo capirai
che era un gioco a perdere
e se il vento ha ancora lacrime da spendere
che sia pioggia su di me
pioggia e sale su di me
presto un principe verrà
per portarti via con sè
nei suoi campi tu potrai
ritornare a correre
senza queste stanze spoglie che ti tengono
prigioniera così
già lontana e ancora qui
ma quanto cielo su di noi
non vuoi anche tu
e l'universo intorno a noi
qualcosa di più
e ogni stella dovrà splendere
prima o poi
ma quanta terra abbiamo noi
nel tempo che
e strade che si aprono
ci porta con sè
e ogni destino dovrà compiersi
prima o poi.
Dimmi quanto resterà
l'inquietudine che ho
quando il fuoco se ne va
lascia solo cenere
noi guardiamo i nostri sogni che si rompono
senza chiederci perchè
così presto io e te
ma quanto cielo su di noi
non vuoi anche tu
e l'universo intorno a noi
qualcosa di più
e ogni stella dovrà splendere
prima o poi
ma quanta terra abbiamo noi
nel tempo che
e strade che si aprono
ci porta con sè
e ogni destino dovrà compiersi
prima o poi
ma quanto cielo su di noi
non vuoi anche tu
e l'universo intorno a noi
qualcosa di più
e ogni stella dovrà splendere
prima o poi.

sabato 5 settembre 2009


Amici a pagamento (di Massimo Gramellini)

Una società australiana, la Usocial, vende pacchetti di «amici» agli utenti di Facebook, la piazza gremita di tavolini virtuali (lo spiego a chi non passa la metà del suo tempo davanti al computer) in cui persone più o meno affini si incontrano per ciacolare. Qualcuno si è già scandalizzato: del cinismo di chi vende e della vanità di compra. L'amicizia è un bene sacro e i beni sacri non si commerciano né si ostentano. Ma lo scandalo non esiste. Da ragazzi chi aveva il maggior numero di invitati alle sue feste? Il più brillante, istruito e intelligente o quello che poteva garantire la casa più grande, i genitori più assenti, lo stereo più rumoroso e la cantina più fornita? L'amicizia di massa è soggetta alle regole della convenienza. La Usocial ha tolto il velo dell'ipocrisia a una pratica diffusa da sempre. Gli «amici» si comprano: con il potere, la comodità e, appunto, i soldi. Resta da intendersi sul significato della parola, di cui Facebook fa un uso spregiudicato. Gli «amici» della Rete assomigliano a quelli che si incontrano alle feste dei giovani e nei salotti degli adulti: conoscenze occasionali e relazioni utili. Gli amici senza virgolette sono pochi ma buoni, così si dice. Bisognerebbe aggiungere che, per essere buoni, devono necessariamente essere pochi. Un rapporto coltivato in profondità ha bisogno di tempo e gli amici stanno agli «amici» come l'amore di una vita all'avventura di un'estate. Ma ormai è tale l'abuso che forse dovremmo cominciare a chiamare gli amici con un altro nome.
(da LaStampa.it)

giovedì 3 settembre 2009

Via dal resto.

La solita storia, il ritornello, il circolo vizioso, la quotidianetà.
Tra il desiderio e la capacità c'è di mezzo il mare, un oceano di pensieri colmi e occhi vuoti.

Scrivere di me stessa per me stessa. Ci provo.

Infilo la spina della volontà nella presa di coscienza e non funziona, neanche una scintilla. Pare che ci sia stato un corto circuito di buoni propositi, ma, si sa, a voler tirare troppo la corta alla fine ci si ritrova con il monco in mano.

La mia mano è vuota.

Che fai, ora gridi? Sono sorda alle mie orecchie.
Allora...sorridi? Non ne avrei motivo.
Piangi dunque. Non ne vale la pena.
Sei stupidamente complessa. No, sono stupidamente spoglia.
Perchè stupidamente? Perchè sono l'unica. Sarò io il pezzo errato, la vite storta, il filo pungente, l'occhiale senza lente, la neve senza acqua, il sole senza raggi, il topo senza coda.
Stai esagerando. Non conosci me e la mia vita.
Non me lo permetti. O forse non lo meriti.
Ora, sì, stai sbagliando. Sì, forse. Ora basta.
Per quale motivo? Per il silenzo. Sì, il silenzio.


Ritorno nella mia tana. E guai ad uscirne.

Voglio l'uscita di sicurezza.

giovedì 6 agosto 2009

Chi nuvole patisce, in estate perisce.

C'è del rosa nel cielo, di quel rosa scolorito per mano del grigio.
La luce del Sole non riflette abbastanza sulle pareti delle strade e, annoiata dei tragitti, punta ai tetti più alti.
Nulla sembra invitare al sorriso, nulla sembra richiamare serenità.
Quel che consola è la tinta azzurra tra le nuvole affaccendate a rincorrersi, senza sosta, a rigor di quel vento che si camuffa settembrino.
Un leggero soffio tra i capelli sciolti, tra le ciglia sparpagliate al cielo, fra le dita arrampicate tra loro, e qualcosa appare leggero.
Uno sguardo all'orizzonte sbiadito dal torpore estivo e tutto ritorna come prima.
In fondo, è estate ed aspettarsi la vita che sorride è inutile sforzo.
Questo, par per regola, vale solo per me.

sabato 30 maggio 2009

Ferma

...dove ti porterebbe il cuore??
..perchè se non c'è il piacere puro, è difficile seguire quella strada..
..perchè dici di lasciare stare il cuore???
In pratica la tua razionalità adesso sta soffocando il tuo cuore.
Rischi di crescere come una perfetta brava scontenta Alessandra.
Io proverei a tenermi aperte due porte finchè è possibile, poi vedrai che al momento opportuno la vera Alessandra avrà sicuramente il sopravvento sulla razionale Alessandra...
...e tu, solo tu, capirai su cosa puntare.
Ora forse non lo puoi sapere.
Non mollare.
Ti devi ascoltare. Avere fiducia nei tuoi mezzi.
E avere poi il coraggio delle scelte che prenderai, ma devi decidere col sorriso, non con la paura o con le lacrime.
Datti tutto il tempo che ti serve.
Cerca di trovare serenità e tranquilltà.
Prova a non darti traguardi immediati.
Troverai la tua strada.
Tranquilla...

martedì 12 maggio 2009

Dettato d'utenza

Si. Hai notato quanto sia inutile spendere sacrifici per qualcosa che in fondo non va al di là delle tue fatiche. Ora lo sai. E guardati dall’agire in modo spericolato. Come hai fatto sempre fino ad ora.
Adesso hai capito.
Solo per te stessa, solo per te stessa. Ripeti in mente il tuo abbozzo di comportamento.
Al diavolo il tuo spirito genuino. Gli angeli non stanno in terra, e tu devi abituarti.
Non ne vale la pena, non ne vale la pena.
Solo per te stessa, solo per te stessa.

sabato 9 maggio 2009

Platone disse.

"
L’omosessualità è considerata tanto vergognosa dai barbari e da coloro che vivono sotto governi dispotici quanto la filosofia è considerata altrettanto vergognosa dalle stesse persone, perché non è, a quanto pare, interesse di quei governanti che grandi idee vengano inculcate nei loro sudditi, oppure amicizie solide o amore appassionato – tutte cose che l’omosessualità è in grado di generare.

"



mercoledì 22 aprile 2009

A te, a me, Alessandra.

Alessandra ha gli occhi aperti. Sogna però. Desidera il suo futuro. E cercherà di realizzarlo, a tutti i costi. Si prepara, pronta alla salita, sperando in alcune discese.
Alessandra combatte, si arma e lotta. Si riposa però, qualche volta. Deve resistere, vuole resistere.
Alessandra nasce da dentro di fronte ad ogni difficoltà.
Alessandra si carica, come le pile AAA, perchè in fondo ci sarà un motivo se c'è proprio quella lettera nella sigla.
Alessandra va a dormire, ora. Perchè domani è un altro giorno, e ogni giorno è un'ennesima occasione per se stessa e per il suo futuro.
Coraggio a te, Alessandra, e l'augurio di dare forza ai tuoi sogni e alle tue volontà per ogni tuo respiro.
Fiducia a te, Alessandra, per saper mantenere ogni tuo obiettivo con caparbia e sacrificio.
Forza a te, Alessandra, per qualsiasi forza ti serva in aiuto, per qualsiasi energia tu abbia bisogno, perchè tu possa superare gli ostacoli, sempre.
Un augurio a te, Alessandra, perchè credi tanto nel tuo futuro e sai dare tanto per realizzarlo, pazientando quando serve e seminando, sperando.
Un abbraccio a te, Alessandra, perchè a volte lo vorresti ma non sai cercarlo.
Via le lacrime dalle guance, solo spazio alla vita e alla virtù che c'è in te. Sempre.

sabato 18 aprile 2009

Sogni di carta

Avete presente quei libri con la copertina leggermente sgualcita nei contorni e con sopra il prezzo stampato sotto vecchia moneta?
Apritelo, e oltre la carta ingiallita dal tempo e dalla polvere, troverete lettere scarabocchiate e dediche consumate.
Sfogliate pagina dopo pagina, e scoprirete un varco dalle ceneri bluastre e sfumate la cui foce si aprirà in pochi secondi davanti ai vostri occhi.
Non esitate a tuffarvi dentro; senza scrupoli e a cuor leggero incominciate ad esplorare ciò che non è vostro, quindi è di qualcun altro, e allora vi chiederete “di chi?”. Domanda giusta, peccato che la risposta di cui necessita sia difficile da raggiungere.
Avvertite sotto le suole delle scarpe qualcosa di metallico, un leggero tremolio di sussulti lontani vi percorre fino alle caviglie svegliando i vostri sensi intorpiditi dal dominio del momento.
Il binario che trovate di fronte a voi non ha cartelli, né segnalazioni vi giungono da un tipico altoparlante delle stazioni italiane situato in alto, all’ombra delle sporgenze di un muro bianco squallido; intorno solo silenzio, e voi, soli, con i passi indecisi sulle sbarre di ferro, anziane compagne di viaggio, che assicurano i treni alla loro destinazione.
Un timore incomincia a crescere dentro, il sospetto di un pericolo lontano ma poi vicino, tutto in un momento e inaspettatamente si fa paura di essere lì, in quell’istante, su quel territorio marcato, senza codici né graffiti, dal rimorso di essere stati coraggiosi, prima ma non ora.
Il tempo consuma il coraggio almeno quanto voi consumate la vostra memoria nel voler ricordare il motivo di ciò che vi sta accadendo. Cosa sta succedendo? Altra domanda. No, stavolta schivate questo punto interrogativo, dal tono troppo ingannevole, e avete coscienza che dando ragione alla vostra curiosità la situazione finirebbe per complicarsi.
Panico. Cecità. Smarrimento. Tutto buio. Nessun varco, ora. Nessuna luce, adesso. Vorreste mordere il tempo per sbriciolarlo e ingoiarlo. Vi costa rimanere lì, sempre sui binari. Perché non avete scampo, e la via di fuga non è palese come nei film horror della sala cinema sotto casa. Assurdità arrivano alla mente, perché voi state concedendo alla pazzia di passare attraverso i pori della vostra pelle, e penetrarvi nelle membra inebriandovi di fantasia.
Vero, fantasia. Perché quello che state pensando è fantasia, solo fantasia. Pura giostra della vostra mente. Coriandoli variopinti del pensiero. Nient’altro. Perché?
Non date retta a ciò che vi state chiedendo, ma a quel biglietto che avete in mano.

Deponete delicatamente le pagine di quel libro, troppo fiere dei segni dell’età che mostrano sui bordi, e osservate (con occhi smarriti e in cerca di risposte) quel pezzo di carta che avete tra le dita.
Leggete: Azienda trasporti. Comune di Roma. 29 gennaio ’92. Lire 800.
Fine del viaggio.

venerdì 20 marzo 2009

Orizzonti di vita

Oggi è iniziata una nuova vita, per me.
C'è un'ondata di freschezza nei miei pensieri, un raggio di sole più lucente nei miei capelli, un sorriso più marino sul mio viso.
E' il mio nuovo orizzonte...


mercoledì 11 febbraio 2009

La piccola grande sfida


In macchina mi vengono sempre strani pensieri.
Ieri, durante il breve viaggio, guardavo fuori dal finestrino i muri e le piante scorrere di lato freneticamente, frattanto il silenzio davanti ai miei occhi galoppava sulla corsia insieme all'automobile.
Prima di scendere da casa, avevo cercato di far tacere il mio stomaco con una frittella di mele, mangiata controvoglia e con il gusto di traverso; indovinavo che di lì a poco avrebbe incominciato a brontolare nel pieno dell'ansia.
Ansia, ansia, e ancora ansia, il tutto condito con un pizzico di nervosismo e un filo di paura.
In fondo, non andavo mica al patibolo. Però avevo paura.
Arrivati agli edifici grigi e rossi, preparo la borsa e l'animo in pace.
Scendo dalla macchina, cercando di compiere gesti leggeri e tranquilli.
Quando sento l'asfalto sotto le suole penso che è arrivato il momento di dar coraggio alle proprie energie e una spallata alla propria autostima.
Entro e da lì uscirò dopo circa tre ore con il sorriso e le gote affaticate.
Avevo chiuso il mio primo esame universitario.