Avete presente quei libri con la copertina leggermente sgualcita nei contorni e con sopra il prezzo stampato sotto vecchia moneta?Apritelo, e oltre la carta ingiallita dal tempo e dalla polvere, troverete lettere scarabocchiate e dediche consumate.
Sfogliate pagina dopo pagina, e scoprirete un varco dalle ceneri bluastre e sfumate la cui foce si aprirà in pochi secondi davanti ai vostri occhi.
Non esitate a tuffarvi dentro; senza scrupoli e a cuor leggero incominciate ad esplorare ciò che non è vostro, quindi è di qualcun altro, e allora vi chiederete “di chi?”. Domanda giusta, peccato che la risposta di cui necessita sia difficile da raggiungere.
Avvertite sotto le suole delle scarpe qualcosa di metallico, un leggero tremolio di sussulti lontani vi percorre fino alle caviglie svegliando i vostri sensi intorpiditi dal dominio del momento.
Il binario che trovate di fronte a voi non ha cartelli, né segnalazioni vi giungono da un tipico altoparlante delle stazioni italiane situato in alto, all’ombra delle sporgenze di un muro bianco squallido; intorno solo silenzio, e voi, soli, con i passi indecisi sulle sbarre di ferro, anziane compagne di viaggio, che assicurano i treni alla loro destinazione.
Un timore incomincia a crescere dentro, il sospetto di un pericolo lontano ma poi vicino, tutto in un momento e inaspettatamente si fa paura di essere lì, in quell’istante, su quel territorio marcato, senza codici né graffiti, dal rimorso di essere stati coraggiosi, prima ma non ora.
Il tempo consuma il coraggio almeno quanto voi consumate la vostra memoria nel voler ricordare il motivo di ciò che vi sta accadendo. Cosa sta succedendo? Altra domanda. No, stavolta schivate questo punto interrogativo, dal tono troppo ingannevole, e avete coscienza che dando ragione alla vostra curiosità la situazione finirebbe per complicarsi.
Panico. Cecità. Smarrimento. Tutto buio. Nessun varco, ora. Nessuna luce, adesso. Vorreste mordere il tempo per sbriciolarlo e ingoiarlo. Vi costa rimanere lì, sempre sui binari. Perché non avete scampo, e la via di fuga non è palese come nei film horror della sala cinema sotto casa. Assurdità arrivano alla mente, perché voi state concedendo alla pazzia di passare attraverso i pori della vostra pelle, e penetrarvi nelle membra inebriandovi di fantasia.
Vero, fantasia. Perché quello che state pensando è fantasia, solo fantasia. Pura giostra della vostra mente. Coriandoli variopinti del pensiero. Nient’altro. Perché?
Non date retta a ciò che vi state chiedendo, ma a quel biglietto che avete in mano.
Deponete delicatamente le pagine di quel libro, troppo fiere dei segni dell’età che mostrano sui bordi, e osservate (con occhi smarriti e in cerca di risposte) quel pezzo di carta che avete tra le dita.
Leggete: Azienda trasporti. Comune di Roma. 29 gennaio ’92. Lire 800.
Fine del viaggio.

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