lunedì 21 settembre 2009

Qualcosa di più. (Neffa)

Dimmi quando finirà
l'illusione che ora vuoi
so che tu lo capirai
che era un gioco a perdere
e se il vento ha ancora lacrime da spendere
che sia pioggia su di me
pioggia e sale su di me
presto un principe verrà
per portarti via con sè
nei suoi campi tu potrai
ritornare a correre
senza queste stanze spoglie che ti tengono
prigioniera così
già lontana e ancora qui
ma quanto cielo su di noi
non vuoi anche tu
e l'universo intorno a noi
qualcosa di più
e ogni stella dovrà splendere
prima o poi
ma quanta terra abbiamo noi
nel tempo che
e strade che si aprono
ci porta con sè
e ogni destino dovrà compiersi
prima o poi.
Dimmi quanto resterà
l'inquietudine che ho
quando il fuoco se ne va
lascia solo cenere
noi guardiamo i nostri sogni che si rompono
senza chiederci perchè
così presto io e te
ma quanto cielo su di noi
non vuoi anche tu
e l'universo intorno a noi
qualcosa di più
e ogni stella dovrà splendere
prima o poi
ma quanta terra abbiamo noi
nel tempo che
e strade che si aprono
ci porta con sè
e ogni destino dovrà compiersi
prima o poi
ma quanto cielo su di noi
non vuoi anche tu
e l'universo intorno a noi
qualcosa di più
e ogni stella dovrà splendere
prima o poi.

sabato 5 settembre 2009


Amici a pagamento (di Massimo Gramellini)

Una società australiana, la Usocial, vende pacchetti di «amici» agli utenti di Facebook, la piazza gremita di tavolini virtuali (lo spiego a chi non passa la metà del suo tempo davanti al computer) in cui persone più o meno affini si incontrano per ciacolare. Qualcuno si è già scandalizzato: del cinismo di chi vende e della vanità di compra. L'amicizia è un bene sacro e i beni sacri non si commerciano né si ostentano. Ma lo scandalo non esiste. Da ragazzi chi aveva il maggior numero di invitati alle sue feste? Il più brillante, istruito e intelligente o quello che poteva garantire la casa più grande, i genitori più assenti, lo stereo più rumoroso e la cantina più fornita? L'amicizia di massa è soggetta alle regole della convenienza. La Usocial ha tolto il velo dell'ipocrisia a una pratica diffusa da sempre. Gli «amici» si comprano: con il potere, la comodità e, appunto, i soldi. Resta da intendersi sul significato della parola, di cui Facebook fa un uso spregiudicato. Gli «amici» della Rete assomigliano a quelli che si incontrano alle feste dei giovani e nei salotti degli adulti: conoscenze occasionali e relazioni utili. Gli amici senza virgolette sono pochi ma buoni, così si dice. Bisognerebbe aggiungere che, per essere buoni, devono necessariamente essere pochi. Un rapporto coltivato in profondità ha bisogno di tempo e gli amici stanno agli «amici» come l'amore di una vita all'avventura di un'estate. Ma ormai è tale l'abuso che forse dovremmo cominciare a chiamare gli amici con un altro nome.
(da LaStampa.it)

giovedì 3 settembre 2009

Via dal resto.

La solita storia, il ritornello, il circolo vizioso, la quotidianetà.
Tra il desiderio e la capacità c'è di mezzo il mare, un oceano di pensieri colmi e occhi vuoti.

Scrivere di me stessa per me stessa. Ci provo.

Infilo la spina della volontà nella presa di coscienza e non funziona, neanche una scintilla. Pare che ci sia stato un corto circuito di buoni propositi, ma, si sa, a voler tirare troppo la corta alla fine ci si ritrova con il monco in mano.

La mia mano è vuota.

Che fai, ora gridi? Sono sorda alle mie orecchie.
Allora...sorridi? Non ne avrei motivo.
Piangi dunque. Non ne vale la pena.
Sei stupidamente complessa. No, sono stupidamente spoglia.
Perchè stupidamente? Perchè sono l'unica. Sarò io il pezzo errato, la vite storta, il filo pungente, l'occhiale senza lente, la neve senza acqua, il sole senza raggi, il topo senza coda.
Stai esagerando. Non conosci me e la mia vita.
Non me lo permetti. O forse non lo meriti.
Ora, sì, stai sbagliando. Sì, forse. Ora basta.
Per quale motivo? Per il silenzo. Sì, il silenzio.


Ritorno nella mia tana. E guai ad uscirne.

Voglio l'uscita di sicurezza.